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1920 -

ANDRE' MARTIN

La vita

André Martin nasce nel 1922, figlio di un padre francese e di una madre inglese, un’unione nata durante la Grande Guerra. Trascorre i primi anni della sua vita in Francia, nel piccolo paese di Lorraine-sur-mer, dove costruisce i suoi primi legami affettivi e scopre una parte fondamentale di sé. È lì che nasce anche il suo sentimento per Tristan, un amore giovanile destinato a rimanere come traccia silenziosa per molti anni.


A quattordici anni la sua vita cambia bruscamente: le difficoltà economiche del padre costringono la famiglia a trasferirsi in Inghilterra. André è costretto a lasciare tutto — luoghi, amici, identità — e questo strappo diventa la prima vera frattura della sua esistenza. A soli sedici anni sceglie una strada netta: entrare in polizia. Inizia l’accademia e viene rapidamente assegnato a Scotland Yard, direttamente alla sezione omicidi, dove c’è bisogno urgente di nuove reclute. Il suo primo giorno segna l’inizio di tutto: incontra Victor Jaspen, Orson, Cobaine e Margaret, ma soprattutto Aelyn Johnson, destinata a diventare la sua più grande alleata e amica. Nello stesso momento entra in contatto anche con due figure che segneranno profondamente il suo destino: Linda Jaspen ed Elaine Fox.


Durante gli anni della guerra, André lavora in una Londra sotto le bombe, dove il crimine non si ferma mai. È qui che emerge la sua caratteristica più distintiva: l’empatia. André non si limita a indagare, ma entra nella mente degli altri, comprendendo assassini e criminali in modo quasi istintivo. Questa capacità lo rende straordinariamente efficace, ma anche profondamente esposto emotivamente.


La sua vita cambia ancora nel 1949, con la morte del padre, seguita dal crollo psicologico della zia Amelie. Quando la donna decide di mandare la figlia Nicolette in Inghilterra, André si ritrova improvvisamente a crescerla. La ragazza diventa il centro della sua vita: cresce tra casa e Scotland Yard, diventando quasi la mascotte della squadra omicidi. Ma anche questo legame viene messo alla prova. Nel caso Mesmero, un criminale ipnotista utilizza la bambina come strumento, lasciando su di lei una fragilità destinata a durare nel tempo.

Poco dopo, Amelie torna a riprendersi la figlia, separando André dalla cugina e lasciandolo in una sofferenza profonda.


Nel 1959, quando André si trasferisce nel cosiddetto “palazzo bianco”, Nicolette — ormai adolescente — fugge di casa per tornare da lui. Il loro legame si ricompone, ma scatena la rottura definitiva con Amelie, che lo bandisce completamente dalla famiglia.


La morte di Victor Jaspen nel 1960 segna un punto di non ritorno. André, fino ad allora solare e aperto, si chiude in una dimensione più cupa, segnata dal peso delle perdite e delle responsabilità. Nel 1961 accetta, con fatica, l’invito di Nicolette per Natale. Quella che dovrebbe essere una riconciliazione familiare si trasforma in tragedia: Amelie tenta di ucciderlo, ma a morire è una vicina innocente. (Chi ha ucciso Brigitta Diaz?) L’arresto della donna chiude definitivamente quel capitolo.


André diventa ufficialmente il punto di riferimento per Nicolette, accompagnandola anche all’altare nel suo matrimonio con Pedro Diaz — un’unione tragicamente breve, interrotta da una vendetta che lascia la giovane vedova e incinta.


Il vero punto di svolta arriva nel 1962, con l’ultimo viaggio dell’Orient Express. André, ancora perso, accetta di partire con Nicolette. Quella che sembra una fuga diventa un evento decisivo: si trovano coinvolti in un intreccio che tocca il Club Infernale, antichi ordini e misteri legati alle “grotte del tempo”. (Prossima fermata: Omicidio!) Durante questa esperienza, entrambi sviluppano capacità precognitive e vengono segnati da una profezia: André è destinato a diventare un giorno Gran Maestro.


È a questo punto che prende la decisione più importante della sua vita. Si trasferisce in California insieme a Nicolette e alla piccola Brigitta, raggiungendo Herman Anderson, conosciuto poco tempo prima durante un’indagine. Tra André e Herman nasce un amore profondo, inatteso ma necessario: una relazione che rappresenta per André non solo un nuovo inizio, ma una possibilità concreta di felicità.


Gli anni in America sono i più luminosi della sua vita. Insieme a Herman, Cloyd, Nicolette e Brigitta, André continua a indagare, a vivere, a costruire. Nonostante le ombre del passato, riesce finalmente a trovare un equilibrio anche se mai definitivo. Nicolette attraversa una crisi e negli anni ’80 parte per l’Italia, inseguendo i misteri delle grotte del tempo. Dora Redgrave, rimasta sola, si trasferisce vicino ad André, riportando nella sua vita un pezzo fondamentale del passato. Nonostante la distanza, André continua a mantenere i contatti con Scotland Yard, aiutando i suoi vecchi colleghi ogni volta che può. Diventa così una figura ponte tra due mondi, forse seconda solo a Dora per i continui viaggi tra Europa e America.


Nel 1998, con la morte di Dora, André si ritrova ancora una volta solo. Ma il passato non ha finito con lui: Amelie, ormai anziana, torna nella sua vita chiedendo un posto nella famiglia che aveva distrutto. (A volte ritornano) André si trova così davanti all’ultima, più difficile indagine: quella tra giustizia e affetto. E, come sempre, non esiste una risposta semplice.


La famiglia

La famiglia di André è segnata da fratture profonde e legami complessi. Il padre, provato dalla guerra, muore prematuramente; la madre scompare poco dopo, lasciandolo senza punti di riferimento. La figura più instabile è quella della zia Amelie, capace di passare dall’amore alla distruzione, fino a tentare di ucciderlo. Il legame più forte della sua vita è quello con la cugina Nicolette. Più che un parente, per André diventa una figlia, una responsabilità e, in molti momenti, anche l’unica ragione per andare avanti. Nonostante le separazioni, i traumi e i pericoli, il loro rapporto resiste e si trasforma nel tempo, diventando uno dei nuclei emotivi più solidi della sua esistenza. Accanto a questo, André costruisce una nuova famiglia scelta: Herman, Cloyd, Nicolette e Brigitta. Un nucleo fragile ma autentico, che rappresenta tutto ciò che, nonostante tutto, è riuscito a salvare.

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